MotoGP 2025. GP delle Americhe: qui casella del 93, ciak, si gira!

MotoGP 2025. GP delle Americhe: qui casella del 93, ciak, si gira!
Sulla griglia di partenza, ecco il gustoso dialogo tra Marc Marquez, Rigamonti e Tardozzi. La strategia temeraria ma lucida del pilota, i tecnici che lo seguono, il regolamento questo sconosciuto. Tutto diventa una scena degna di un film
2 aprile 2025

C’è chi si interroga se sia davvero corretto “spiare” i protagonisti del mondiale entrando nella loro privacy. Come sarebbe successo sulla griglia di partenza della MotoGP domenica scorsa ad Austin, come abbiamo raccontato nell'ultima puntata del nostro DopoGP. Il video è stato pubblicato sul sito ufficiale della Dorna e, se non lo avete ancora visto, ebbene ve lo consiglio assolutamente: è splendido per capire il nostro sport meglio di qualsiasi racconto.

I protagonisti principali sono Marc Marquez e Marco Rigamonti, poi Davide Tardozzi come spalla. Spiati? Un cameraman con la sua telecamera in spalla è così vicino da registrare il dialogo come se gli uomini in rosso fossero microfonati per le riprese di un film. Immaginiamo che sia stato notato, l’operatore, anche se il momento era concitato.

Marc Marquez protagonista assoluto. La situazione è complessa, l’asfalto è umido e probabilmente asciugherà, si inizia a capire che le slick saranno le gomme più adatte. Quasi tutte le moto montano le gomme rain. Soltanto Binder, Bastianini e Ogura hanno optato per le slick. Marc ha l’idea: all’ultimo momento utile scenderà di sella, correrà nel box e prenderà la moto 2 con le slick per il giro di ricognizione e l’allineamento in griglia. Sarò il solo, tra i primi, a montare da subito le gomme giuste.

Comincia con il raccomandare al suo capotecnico: “Preparate la moto nel box con le slick”. E subito l’ing. Rigamonti comunica ai colleghi, via radio, la decisione del suo pilota. “Convertite la moto 2 in dry”.

Marc intende sorprendere tutti i colleghi cominciando dal compagno di squadra e chiede a Rigamonti: “Pecco? Ha gomme da bagnato?” “Sì” “E Alex?

A quel punto qualche dubbio però emerge. Cosa dice la regola? Marc domanda a Rigamonti: “Se adesso vado lì ai box e prendo l’altra moto, poi parto ultimo sullo schieramento vero? Senza long lap vero?”. L’altro non pare così sicuro ma risponde “sì, ti schieri ultimo”. A quel punto l’ingegnere chiede conforto al direttore sportivo Davide Tardozzi, che prima risponde correttamente “ride-through”, ma poi si fa spiegare bene la strategia prevista e sembra concordare con gli altri due. L’inno americano, sparato a tutto volume, a quel punto ci impedisce una sicura lettura.

“Non dirlo a Ducati!”

Marc è deciso e ripete a Rigamonti il suo piano: “Quando mancano tre minuti io vado”. E poi aggiunge la frase più bella: “Non dirlo a Ducati”. Vuole essere il solo, è comprensibile: la pensata è sua e in quel momento il suo desiderio è “non lo dire agli altri, così li sorprendo”. Ma fa sorridere questa contrapposizione verbale: di qua lui, di là la Ducati come fossero entità separate.

Poi è andata come sapete: Marc Marquez era controllato a vista dai colleghi, è stato immediatamente imitato, tanti piloti si sono precipitati nella pit lane, la confusione è aumentata e infine è arrivata la decisione di Webb: bandiera rossa e ricominciamo da capo. Facendo infuriare Binder, Bastianini e Ogura che hanno perso il vantaggio costruito con coraggio insieme ai loro team.

Qualche considerazione? Ebbene, sulla conoscenza del regolamento è meglio stendere un velo pietoso. Che non lo conoscano alla perfezione i piloti e i capotecnici è comprensibile, fanno altro; ma qui pare che non lo conosca il direttore sportivo. E non lo conosca bene neppure il direttore di gara, diremmo, che alla fine ferma tutto non in base all’articolo tal dei tali, ma in nome “della sicurezza”.

Marc Marquez è diabolico, una ne fa e cento ne pensa. Spesso - ci pare - si muove senza avere una visione precisa delle conseguenze, ma comunque si ingegna sempre per vincere, per battere tutti, per sorprendere. Non molla mai un millimetro, come dice anche il fatto che dopo una caduta prova sempre a riprendere la pista. Con un carisma da leader.

Quanto ai giochi tra compagni di squadra, nulla di nuovo. Hai voglia di parlare di squadra, il nostro è soprattutto uno sport individuale e certamente non basta la condivisione dei dati per fare gruppo. Anzi, la condivisione dei dati piace ai tecnici, piace a Dall’Igna in particolare, è uno dei segreti per aumentare la competitività di Ducati. Ma Marquez e Bagnaia, se potessero scegliere, non condividerebbero proprio nulla con i compagni di marca.

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