Milano dichiara guerra alle moto inquinanti: tra i numeri, la politica e il peso economico della transizione

Milano dichiara guerra alle moto inquinanti: tra i numeri, la politica e il peso economico della transizione
Il Comune di Milano ha annunciato il blocco alla circolazione per oltre 73.000 moto Euro 0, 1 e 2 a partire dal 1° ottobre 2025. La misura, pensata per migliorare la qualità dell’aria, ha sollevato proteste tra utenti e forze politiche, che chiedono una revisione del provvedimento
3 aprile 2025

Decine di migliaia di mezzi a due ruote rischiano di sparire dalle strade di Milano, una delle città italiane con il piano antinquinamento più ambizioso (e controverso).

Si tratta della conseguenza di un decreto comunale che punta a bandire le moto Euro 0, 1 e 2 nel nome della qualità dell’aria. Il conto, però, potrebbe pagarlo chi con quelle moto ci lavora o non può permettersi alternative. E intanto la politica si divide, tra accuse di greenwashing e raccolte firme per un referendum abrogativo.

Dal 1° ottobre 2025, quindi, scatteranno nuove limitazioni per l’accesso e la circolazione in Area B, la zona a traffico limitato che copre gran parte del territorio comunale che verranno seguite, dal 2028, da successive ondate di blocchi.

Quali moto saranno bloccate

Il calendario delle limitazioni per i mezzi a due ruote è stato definito con precisione dal Comune di Milano e prevede due prime grandi tappe: 2025 e 2028. Ecco i dettagli:

Dal 1° ottobre 2025:

Non potranno più accedere all’Area B (dal lunedì al venerdì, esclusi i festivi):

  • Ciclomotori e motocicli a benzina a 2 tempi omologati Euro 2 (immatricolati fino al 2003).

  • Ciclomotori e motocicli a benzina a 4 tempi Euro 0, Euro 1 e Euro 2 (immatricolati fino al 2006).

  • Ciclomotori e motocicli diesel (gasolio) Euro 2 e Euro 3 (molto meno diffusi, ma comunque soggetti al blocco).

Restano ammessi i veicoli omologati Euro 3 e superiori.

Dal 1° ottobre 2028:

Il divieto sarà esteso anche a:

  • Ciclomotori e motocicli a benzina a 4 tempi Euro 3 (immatricolati tra il 2006 e il 2016 circa).

In sintesi, nel 2025, a essere colpiti saranno soprattutto gli scooter di piccola cilindrata più anziani (anni ’90 e prima metà 2000), mentre dal 2028 saranno coinvolti anche veicoli più recenti, compresi molti scooter 125 e 300 a 4 tempi che circolano ancora oggi in grandi numeri.

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Quanti sono i veicoli coinvolti?

Il blocco riguarderà circa 73.339 moto e scooter attualmente circolanti in città. Si tratta in buona parte di veicoli immatricolati tra la fine degli anni ’90 e la metà degli anni 2000, spesso ancora perfettamente funzionanti, ma fuori dagli attuali standard emissivi europei.

Molti di questi mezzi sono utilizzati per lavoro: pony express, artigiani, operatori dell’ultimo miglio e cittadini che non hanno alternative economiche valide. Il rischio - segnalano le associazioni di categoria - è una “rottamazione sociale” più che ecologica.

Quanto inquinano davvero ? Un confronto con le auto diesel

Per capire se la misura sia proporzionata al reale impatto ambientale, abbiamo preparato una comparazione che tiene conto delle emissioni registrati dalle auto diesel prodotte negli stessi anni.

Secondo i dati della Commissione Europea, una moto Euro 1 (a due tempi) può emettere fino a: 13 g/km di CO (monossido di carbonio)3 g/km di HC (idrocarburi incombusti) e 0,3 g/km di NOx (ossidi di azoto).

Per confronto, un'auto diesel Euro 4 (immatricolata fino al 2009) emette circa 0,25 g/km di NOx, ma percorre in media il triplo dei chilometri di uno scooter urbano, e pesa molto di più.

In termini di quantità assoluta di inquinanti per km, alcuni scooter Euro 1 e 2 superano addirittura le auto diesel di pari epoca per emissioni di idrocarburi e CO. Ma in termini relativi al numero di veicoli in circolazione, il loro peso complessivo è molto più basso.

Secondo stime dell’Agenzia Europea dell’Ambiente, i motocicli Euro 0-2 contribuiscono per circa l’1,3% delle emissioni di NOx e PM10 totali a Milano. Per confronto, le auto diesel pre-Euro 5 (cioè immatricolate prima del 2011) rappresentano oltre il 40% dell’inquinamento urbano da NOx.

La questione politica

La decisione di Palazzo Marino ha scatenato una bufera politica. Il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia ha proposto un referendum abrogativo della delibera, ritenuta “punitiva e classista”, soprattutto in assenza di incentivi economici per la sostituzione dei mezzi.

Il sindaco Giuseppe Sala ha risposto duramente: “È solo esibizionismo. Su questi temi non si può fare campagna elettorale permanente”. Ma la raccolta firme è partita, e le opposizioni sperano di portare la questione al voto popolare entro la fine del 2025.

Nel frattempo, diverse associazioni di motociclisti denunciano l’assenza di un piano di transizione sostenibile.

Oltre all’impatto ambientale e sociale, la misura ha implicazioni economiche. Officine meccaniche, rivenditori di ricambi e negozi di moto usate rischiano un forte calo della domanda. Allo stesso tempo, non esiste ancora un piano pubblico credibile per il potenziamento della rete elettrica urbana o dell’infrastruttura di ricarica per le moto elettriche.

Come funziona nel resto d'Europa

Ecco una panoramica delle misure adottate in alcunu altre città europee:​

Parigi: dal 2016, Parigi ha introdotto una zona a basse emissioni (LEZ) che vieta l'accesso ai veicoli più inquinanti. A partire dal 1° luglio 2016, i motocicli immatricolati prima del 1° giugno 1999 (equivalenti a Euro 1 o precedenti) non possono circolare nei giorni feriali dalle 8:00 alle 20:00.

Barcellona: Barcellona ha implementato una LEZ che limita l'accesso ai veicoli più inquinanti nei giorni feriali dalle 7:00 alle 20:00. Dal 2020, i motocicli senza il bollino ambientale della Direzione Generale del Traffico (DGT), corrispondenti generalmente agli standard Euro 1 o inferiori, non possono circolare al suo interno. ​

Londra: Londra ha introdotto la Ultra Low Emission Zone (ULEZ) nell'aprile 2019, applicabile 24 ore su 24, 7 giorni su 7. I motocicli devono soddisfare almeno lo standard Euro 3 per evitare il pagamento di una tariffa giornaliera. Poiché lo standard Euro 3 per i motocicli è stato introdotto nel 2007, ciò significa che molti veicoli immatricolati prima di questa data sono soggetti a restrizioni. 

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