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Harley Davidson, a distanza di qualche anno dalla prima presentazione della Pan America 1250 (la moto che esce dagli standard più oltranzisti di questo marchio, alla ricerca di un mercato ben più affollato e competitivo rispetto a quello delle custom, cruiser e bobber in cui regna da parecchie decine di anni) fa un passo in avanti e affianca al modello Special, dotato di ruota anteriore da 19”, la nuova ST, la Sport Tourer.
Ebbene si, se la Pan America Special guarda con golosità il mercato delle adventure, la nuova ST si mette nella posizione di fare “l’occhiolino” a chi non ha nessuna intenzione di poggiare le ruote lontano dall’asfalto, ma desidera un oggetto particolare, dal carattere estetico unico e dai contenuti tecnici capaci di farti tornare a casa con un bel sorriso sotto alla visiera del casco.
La Pan America 1250 ST è una moto che abbandona parzialmente le origini da maxi-enduro per abbracciare il vero stile Sport Touring. La sua missione è quella di conquistare gli appassionati di curve, dei percorsi da “sparo”, il tutto senza rinunciare all’essenza anticonformista, personale e indipendente di questa moto.
La ST si distingue subito dalla sorella con ruota da 19”. Innanzitutto, il parabrezza è più piccolo, ribassato e fumè. Un aspetto che alleggerisce il frontale cubico, caratterizzato da questa linea capace di ricordare alcune auto americane degli anni 50/60. Per molti si tratta di un design poco gradito, per molti altri una linea talmente personale che piace. Certo è che in fatto di personalità la Pan America 1250 fa centro, è un oggetto capace di uscire dal coro e solo per questo va guardata con rispetto. La ST, nel suo insieme, pur rimanendo fedele a questa linea fuori dagli schemi, alleggerisce il design grazie anche all’assenza delle due carene laterali e dei paramani, anche il radiatore dell’acqua è più piccolo. La sella, realizzata in un pezzo unico rispetto ai due componenti della Special aiuta a conferire un aspetto più filante. Nel complesso la moto conserva la sua particolare unicità, ma in uno stile più leggero, personalmente lo ritengo più persuasivo.
Le differenze con il modello da cui deriva continuano attraverso la parte tecnica. La prima, già menzionata è relativa alle ruote, in lega, all’anteriore da 17” e dotate di pneumatici dal profilo nettamente più sportivo, ovvero le Michelin Scorcher Sport, rispetto alla coppia di Michelin Scorcher Adventure montate sulla Special.
La moto è più leggera (-12kg rispetto alla Special) ed è tutta più bassa, le sospensioni hanno una escursione minore di 21mm, l’altezza sella si assesta a 825mm (invece dei 850mm della sorella con il 19”) e la luce a terra si ferma a 170mm. Considerate poi che il nuovo assetto riduce l’avancorsa da 108mm a 95mm e scende un pelo l’interasse da 1.585mm a 1.580mm. Tornando alle sospensioni, la ST offre componenti di qualità firmati Showa, ma rinuncia alle sospensioni semi attive della sorella più adventure.
Nessuna novità per il motore, il cuore della ST è il V2 Revolution Max da 1.252 cc, con 150 CV e 127 Nm di coppia, uguale in tutto e per tutto alla Pan America standard. In fatto di elettronica c’è tutto l’allestimento della Special ma è stata eliminata la modalità di guida Off-Road. Restano le altre modalità di guida selezionabili attraverso i blocchetti dei comandi, un po' affollati per i numerosi tasti a disposizione del pilota. La strumentazione TFT da 6,8" è abbastanza intuitiva, anche se alcune informazioni sono un tantino piccole e poco leggibili.
La prima sensazione è di una moto reattiva e divertente; il nuovo assetto aiuta a sentirsi “dentro” la moto, inseriti in una ciclistica decisamente efficace. La mancanza delle sospensioni semi attive si fa un po' sentire. Sicuramente lavorando sull’idraulica si può accordare al meglio ogni trasferimento di carico, eppure scendendo dalla Special dotata del sistema, si rimpiange un tantino il magico lavoro che offre la soluzione elettronica. Al di là di questo, la moto è decisamente veloce in ogni cambio di direzione e anche molto stabile a centro curva, anche nei curvoni più veloci. Il fatto di essere un tantino più bassa, oltre alla minore corsa delle sospensioni aiutano a percepire la moto come più adatta alla guida sportiva. Molto sembra dovuto anche agli pneumatici dotati di profilo sportivo e il tutto è aiutato da un impianto freni di qualità, sia in termini di potenza frenante sia in fatto di modulabilità.
Il motore poi brilla ai medi regimi e agli alti allunga in modo lineare e inesorabile. Davvero una bella progressione che ti invoglia a insistere con il gas più di quanto su strada di dovrebbe. Tra i difetti ci metto il cambio, sempre un tantino contrastato; non è un burro, peccato…
La ST è più agile della Special, nei cambi di direzione piace, diverte e il suo stile unico la rendono un modello capace di attirare il lato anticonformista di noi motociclisti. Pensandoci, la Pan America 1250 è una vera e propria scommessa per Harley Davidson che con questo modello, presentato nel 2021, è uscita dalla propria comfort zone per andare a “sgomitare” nel segmento delle adventure. Missione alquanto impegnativa e difficile, ecco quindi che la mossa di proporre questa versione ST, appare furba e intelligente. Pur mantenendo disponibile all’acquisto la versione Special con l’anteriore da 19”, la versione ST si smarca dalla guerra più feroce del segmento Adventure e offre una attitudine sportiva che potrebbe davvero incontrare il favore di molti motociclisti alla ricerca di un oggetto di “profitto” dotato di un carattere estetico unico e figlio di un brand di successo, riconoscibile e riconosciuto in tutto il mondo. Chiudo con il prezzo, per lei occorre sborsare la cifra di 20.500 euro, abbastanza in linea con la più diretta concorrenza e poco sotto i 20.900 della Pan America Special, che però è dotata delle sospensioni semi attive.
Harley-Davidson
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